TERRY RILEY 24  giugno 1935 Colfax (California)USA

Alfred Frankenstein, critico del «San Francisco Chronicle», recensendo la prima esecuzione di In C al Tape Music Center il 4 novembre 1964, la definì “musica come nessun ’altra sulla terra”. Se la parola d’ordine del minimalismo può essere ricondotta al fortunato motto di Mies van der Rohe, “Less is more”, certo In C ne compendia – fin dal titolo – la sobria e geometrica estetica, costruita su mezzi minimi, ripetizioni e lunghe durate con processi compositivi trasparenti e auto evidenti all’ascolto. Le due paginette che compongono la partitura hanno esercitato un’enorme e duratura influenza su oltre mezzo secolo di musica, da Steve Reich (che partecipò alla “prima” contribuendovi con l’introduzione dell’inesorabile pulsazione ritmica) e Philip Glass, agli Who, fino a dance e techno. Insomma, senza In C la musica che oggi conosciamo non sarebbe la stessa.

Il minimalismo americano è stato uno dei movimenti più rivoluzionari e liberatori del ventesimo secolo, creatore di una nuova sintassi musicale capace di distanziarsi da ogni esperienza precedente. Nato nelle soffitte newyorkesi di La Monte Young, nell'arco di vari anni e seguendo criteri e regole comuni - ripetizioni di singole note o di brevi pattern, sovrapposizioni, lunghezza a volte smisurata delle note - ha saputo creare opere estremamente diverse tra loro, spesso di grande valore artistico e di rottura drastica col passato. E' interessante notare quanto, pur rimanendo all'interno della stessa scuola e seguendone le medesime regole, i protagonisti principali del movimento - La Monte Young, Terry Riley, Steve Reich e Philip Glass - hanno creato opere rigorosamente personali e uniche, dimostrando che c’era totale libertà.   .  Terry Riley è stato il minimalista che più di altri ha rappresentato l'anima mistico/spirituale, inserendo - in un contesto che sta a metà tra l’accademia, la musica popolare occidentale e la musica classica indiana - parte del linguaggio pop-rock e parte della controcultura tipica della west coast americana della seconda metà degli anni 60 (pacifismo, movimento hippie, fascinazione per l'Oriente e per l'India in particolare). Riley è stato in certo senso l'hippie del movimento minimalista, portando la Summer Of Love e i suoi ideali nelle soffitte di Young; la sua sperimentazione ha coniugato misticismo e religiosità, pacifismo e psichedelia, Oriente e Occidente; il suo ruolo è in qualche modo non dissimile da quello rivestito da Florian Fricke dei Popol Vuh nella Germania del kraut-rock. Aspetto imprescindibile per comprendere la musica di Riley è la sua enorme capacità comunicativa, che lo differenzia da gran parte dei compositori d'avanguardia; la sua smisurata tavolozza di colori lo rende capace di dipingere enormi strutture cromatiche e musicali di grande varietà e vivacità. Riley si affranca da ogni astratta retorica accademica, si libera da rigidi schematismi scolastici, si ripulisce da intransigenti convenzioni e per questo si dipana in ampi spazi che sanno di estrema libertà; in pochi sono riusciti a creare musica tanto liberatoria. 
Terry Riley in un’ intervista ha detto: "La ragione primaria della musica è la spiritualità. La musica ci dice chi siamo. Per me religione significa riconoscere da dove la musica viene, e la musica viene dalla natura. Interpretare e riprodurre la natura significa captarne le vibrazioni e trasmetterle in forma di suoni. Non sono religioso nel senso stretto del termine, non ho una fede particolare. Ma sono una persona che conduce una vita spirituale, cercare Dio è per me cercare il contatto con la natura e la musica è l’espressione di questa mia ricerca" Riley conosce Young fin dai tempi della scuola, ma inizia a studiarne i suoi principi e le sue idee nei primi anni 60; la sua musica ha però poco in comune con gli estremismi di Young o con le gelide geometrie di Steve Reich. In lui prevale la comunicazione con l’ascoltatore. Nasce quindi il suo primo capolavoro - "In C" (1964) - che, partendo da una singola nota battuta ossessivamente, crea un grande esperimento culminante in un lunghissimo crescendo all’interno del quale ci sono circa 35 musicisti che suonano circa 53 battute. Anche "In C" dà una sensazione di libertà, una percezione quasi infantile di gioia e divertimento, pur restando rigidamente dentro i cardini del minimalismo. Ma è col successivo "A Rainbow In Curved Air" che Riley crea quello che era davvero il suono a cui tanto aspirava. 

'A Rainbow In Curved Air' è il pezzo che sento a me più vicino. Nasce da una serie di improvvisazioni sovrapposte, era il tipo di musica che cercavo ed è il primo esperimento riuscito in quel senso. È un pezzo seminale che, con la tecnica del delay, posso suonare dal vivo anche da solo .  (Terry Riley)

 

Jozef van Wissem (Maastricht, 1962) è un compositore, liutista e musicista minimale. Considerato il Burroughs del liuto, dato l’utilizzo della tecnica del “cut-up" su spartiti musicali medievali e quindi conosciuto per il suo approccio punk ad uno strumento classico quale il liuto  Questo originale percorso di  sperimentazione, portato da Van Wissem per la prima volta in pubblico nel 2000, ha dato nuova vita, estrema, destrutturata, a quella che è la musica rinascimentale e barocca, pur conservando l’eleganza dell’armonia.  Richiami classici in chiave contemporanea con echi   sonori di marca Throbbing Gristle.  L’originalità ed il talento  hanno fatto breccia presso   uno dei registi e musicisti sperimentali contemporanei più accreditati, Jim Jarmush, l’uomo che ha elevato il DIY ad incredibili livelli pop, nell’accezione più positiva del termine. La loro collaborazione nasce nel 2012 con l’album Concerning the Entrance into Eternity, prodotto dalla Important Records. Collaborazione duratura che si è poi  sviluppata in un raffinato capolavoro:   la colonna sonora del penultimo film di Jarmush “Only Lovers Left Alive”, che diventa un vero e proprio album e che vince a Cannes il premio per la miglior colonna sonora. Ma la collaborazione con Jim Jarmush non è l’unica  . Il nostro anarco punk Jozef,  si è imbarcato  a partire dal  2007,  in    commistioni artistiche  con  i più svariati generi  dalla  classica all’ industrial , dal jazz al rock. Musicista costantemente in tour, Jozef si è esibito ovunque nel mondo incluso alcuni  prestigiosi festival quali “All Tomorrow’s Parties e “Primavera Sound“ con  un live magico che ondeggia elegantemente  tra barocco e punk  in un’ atmosfera a tratti  ipnotica.

 

Lee Mark Ranaldo (New York3 febbraio 1956 ) un chitarrista e cantante statunitense,fondatore con Turston Moore del gruppo dei Sonic Youth e autore solista, nonché produttore, poeta ed editore. Chitarrista di grande valore( è stato inserito nella classifica dei cento migliori chitarristi della rivista Rolling Stone al 33° posto ) Sono state infatti  fondamentali la sua chitarra e la “sua fantasia deviata” per il grande successo dei Sonic Youth. Il respiro più contaminato ed innovativo che il rock ha saputo dare dopo la sbornia degli anni 60,70 ed 80.  La sua carriera solista imperterrita è continuata come un’instancabile viaggio alla ricerca del suono perfetto. Un viaggio nella sperimentazione, elettrificata e acustica   a volte in direzioni contrapposte fra loro. Spesso anche nello stesso momento. Dai rumorismi di gioventù, dal grande pubblico che lo ha consacrato leggenda vivente insieme a Thurston Moore dalle centinaia di sold-out, a concerti quasi intimi con la stessa voglia di mettersi in gioco.Libero dalle pressioni dello star system è riuscito a dare una dimensione più intensa ed allo stesso tempo rilassata alla sua carriera, divertendo e divertendosi , senza tanti giri di parole.   Concedendosi  al pubblico durante e dopo il concerto: un ragazzino intrappolato in un corpo di un quasi 60enne. Giovane di testa, giovane nella musica, anche quando la forma-canzone prende il sopravvento e il suono confortante della chitarra acustica ti trasporta verso un rock di stampo decisamente più classico riuscendo con navigata maestria ad alternarlo  alle sue  funamboliche  evoluzioni.

Bari e Matera saranno due  delle quattro date   del tour europeo. Un tour molto particolare voluto in location raccolte ed accoglienti  dove oltre a presentare il suo ultimo lavoro Electric Trim, Ranaldo    ha deciso appunto di raccontarsi e di mettere a nudo in modo molto intimo gli snodi di una preziosa e straordinaria carriera.